201905.21
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Il contratto di lavoro: quali informazioni deve contenere e come capire cosa ci viene proposto?

Molto spesso, nel mondo del lavoro, accade che al lavoratore sia proposto un impiego che per uno o più motivi non corrisponde alle sue aspettative. Ad esempio, si verifica frequentemente che non gli sia offerto un contratto di lavoro dipendente, ma una collaborazione autonoma, talvolta persino occasionale.

Magari, poi, gli viene riferito che per quell’impiego non sono previste ferie pagate e permessi retribuiti, che non è contemplata la gratifica natalizia – cioè la tredicesima mensilità, versata, classicamente, nel mese di dicembre, in corrispondenza con la festività del Natale – e che alla fine del rapporto al lavoratore non spetti alcun trattamento di fine rapporto (quello che viene comunemente chiamato “liquidazione”).

Eppure, una volta che si è preso servizio, il lavoratore si accorge del fatto che gli sono richieste, giornalmente, le stesse cose che vengono richieste ai normali dipendenti dell’impresa, cioè a persone che hanno firmato quello che si chiama “contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato” e che, grazie a esso, beneficiano invece di ferie pagate, della gratifica natalizia e, alla fine del rapporto, della liquidazione. Si accorge, inoltre, di avere la loro stessa postazione di lavoro e il medesimo orario, di prendere ordini dagli stessi superiori (ai quali, in genere, è tenuto a rendere conto del suo lavoro), di dover chiedere il permesso per assentarsi una giornata o per prendere delle ferie, di dover avvertire laddove sia malato e, se sbaglia, di essere soggetto a rimproveri come chiunque altro all’interno dell’impresa, senza distinzione fra la sua posizione e appunto quella dei suoi colleghi dipendenti.

Esaminando il proprio contratto, però, il lavoratore potrebbe rendersi conto del fatto che tutti questi elementi non sono descritti: ad esempio, non è chiarito che riceverà ordini da un superiore gerarchico o che dovrà giustificare le malattie e, talvolta, non è neppure specificato che avrà un orario di lavoro.

La prima cosa da verificare, allora, è il “titolo”.

In effetti, ogni contratto che si rispetti viene descritto anzitutto attraverso un titolo, che si trova nella parte alta della prima pagina e che può avere contenuti diversi. Fra i più comuni troviamo:

  • contratto di lavoro subordinato oppure (ma teniamo presente che si tratta della stessa cosa) contratto di lavoro dipendente;
  • contratto di collaborazione autonoma oppure contratto di collaborazione coordinata e continuativa.

Ebbene, quello che molto di frequente accade, purtroppo, è che al lavoratore sia proposto un contratto di collaborazione autonoma (lo ricordiamo, senza le garanzie della tredicesima, delle ferie e dei permessi pagati, della futura liquidazione, eccetera) nonostante, in realtà, le cose che giornalmente gli vengono richieste sul posto di lavoro siano tipiche, come dicevamo, di un contratto di lavoro subordinato.

La seconda cosa da verificare è se sia prevista “una scadenza” (o durata). Nei contratti, in effetti, è sempre inserito un paragrafo dedicato alla durata del rapporto di lavoro. In mancanza, questa dev’essere desunta dal “contesto”: ad esempio, se il contratto viene firmato per un progetto di 1 anno si deve dedurre che al compimento del lavoro concordato anche il rapporto cesserà senza bisogno di alcuna lettera di licenziamento, né di una qualche comunicazione sulla fine del rapporto stesso. In questi casi, si è soliti dire che il contratto di lavoro non ha una durata determinata, ma ha invece una durata determinabile, ricavabile cioè dagli altri elementi del rapporto (per rimanere all’esempio, il lavoro di 1 anno).

Ulteriori fattori che generalmente interessano il lavoratore sono l’orario di lavoro e lo stipendio mensile. È poco noto il fatto che anche nei rapporti di collaborazione autonoma può essere previsto un orario di lavoro, così come uno stipendio fisso. La tredicesima (cioè la gratifica natalizia), però, è dovuta nei soli rapporti di lavoro dipendente, non anche nei rapporti di collaborazione autonoma.

E per la quattordicesima? Anch’essa è dovuta nei soli rapporti di lavoro dipendente, ma a differenza della tredicesima spetta al dipendente solo a due condizioni:

  • la prima condizione è che l’impresa applichi al rapporto di lavoro quello che si chiama Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, generalmente definito con la sigla C.C.N.L.;
  • la seconda condizione è che il C.C.N.L. in questione preveda al suo interno il diritto del dipendente alla quattordicesima, altrimenti essa non spetta. Uno degli esempi più comuni è il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del settore Metalmeccanici Industria, che, appunto, non prevede la quattordicesima.

In conclusione, quando si sta per firmare un contratto e per discutere una proposta di lavoro, come ci si deve regolare?

La prima domanda da fare: è se il tipo di rapporto sia di lavoro autonomo o di lavoro dipendente e, nel primo caso, che tipo di lavoro si andrà a svolgere: ad esempio, se esso sia identico a quello svolto dai dipendenti dell’impresa e se siano previsti ordini e direttive sulle attività quotidiane da parte di un superiore.

La seconda domanda da fare: è se sia prevista una scadenza del rapporto.

La terza domanda che è certamente utile fare: è se vi sia un preciso orario di lavoro e quale sia lo stipendio. Ricordiamo che l’orario di lavoro fisso può essere previsto anche nei rapporti di collaborazione autonoma.

È bene ricordare che il rapporto di lavoro è il frutto di un accordo fra le parti e come tutti gli accordi è sempre negoziabile, può cioè sempre costituire oggetto di una trattativa fra le parti volta a introdurre condizioni più favorevoli per il lavoratore. Non è vera, conseguentemente, l’affermazione secondo la quale il contratto di lavoro proposto non è modificabile con la previsione di condizioni di lavoro più vantaggiose appunto per il lavoratore.