201906.06
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L’assegno di mantenimento in caso di divorzio: chi ne ha diritto?

L’assegno di mantenimento è l’importo necessario al mantenimento del coniuge economicamente più debole. Si tratta di un provvedimento economico che viene assunto dal giudice (ma che può anche essere deciso liberamente dai coniugi, attraverso un accordo, che prende comunemente il nome di accordo di divorzio).

È poco noto il fatto che l’assegno di mantenimento sia sempre suscettibile di revisione nel tempo, laddove le condizioni dei due ex-coniugi – specialmente la situazione del coniuge economicamente più debole – dovessero cambiare.

In passato, il mantenimento aveva la funzione di garantire lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio, sicché al giudice spettava il compito di ricostruire lo stile di vita delle parti attraverso i documenti e le informazioni assunte nel corso della causa e determinare l’importo dell’assegno in modo da assicurare che il coniuge economicamente svantaggiato potesse continuare a beneficiarne.

Oggi, invece, esso ha una funzione – si è soliti dire – assistenziale e riequilibratrice del reddito. È necessario, infatti, nella generalità dei casi, che il coniuge interessato a ottenere l’assegno di mantenimento dimostri:

  • di non essere economicamente autosufficiente e cioè di non avere mezzi adeguati o di essere nell’impossibilità di procurarseli;
  • di aver rinunciato al proprio lavoro per agevolare quello dell’altro: cioè, durante il matrimonio, insieme con l’altro coniuge, di aver fatto delle scelte comuni, per le quali una delle parti dell’unione abbia rinunciato a sviluppare la propria capacità reddituale e, specularmente, abbia contribuito allo sviluppo di quella del partner (così si è espressa la nostra Corte di Cassazione nella sentenza dell’11 luglio 2018 n. 18287 e, inoltre, nella sentenza del Tribunale di Ancona del 1 febbraio 2019 n. 206).

In conclusione, l’assegno divorzile svolge oggi una funzione assistenziale e riequilibratrice della posizione reddituale degli ex coniugi, allorché uno dei due abbia rinunciato alle prospettive professionali per contribuire allo sviluppo del patrimonio dell’altro coniuge o del patrimonio comune della famiglia.