201907.29
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La busta paga: quali sono i contenuti ai quali prestare attenzione?

Nel rapporto di lavoro, uno dei documenti più importanti a disposizione del lavoratore, che il datore di lavoro è tenuto a consegnargli ogni mese, è la busta paga – talvolta chiamata “cedolino” o “prospetto paga”.

Essa, infatti, rappresenta lo specchio delle indicazioni contenute nel contratto di lavoro o nella lettera di assunzione e, pertanto, costituisce il primo strumento concreto attraverso il quale il lavoratore può verificare se sia stato rispettato quanto pattuito in suo favore al momento dell’assunzione oppure nel corso del rapporto di lavoro laddove, col tempo, si siano conquistati degli avanzamenti di carriera.

Naturalmente, la busta paga non contiene solo informazioni di carattere generale, ma di mese in mese documenta anche ciò che accade nel rapporto di lavoro: ad esempio quante ferie abbia maturato il lavoratore; quante ore di permesso abbia eventualmente goduto; se sia intervenuta una malattia o un’altra causa di sospensione del rapporto; quante ore di lavoro supplementare o di lavoro straordinario il lavoratore abbia svolto e quanto gli siano state pagate; oppure, per proseguire nell’esempio, quale sia il trattamento di fine rapporto accantonato alla data di emissione della busta paga.

Il documento, perciò, soddisfa principalmente tre scopi:

  1. anzitutto consente di verificare informazioni di carattere generale quali: (i) la categoria professionale (operaio, impiegato, quadro o dirigente); (ii) il livello di inquadramento professionale (per fare un esempio il 4° del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicato al rapporto: per approfondimenti sul C.C.N.L. consulta l’articolo “Il contratto di lavoro: quali informazioni deve contenere?”); (iii) l’anzianità di servizio; (iv) l’eventuale orario di lavoro part-time (espresso, in genere, con una percentuale: ad esempio il 75% dell’orario a tempo pieno); (v) la paga base e gli altri elementi che compongono la retribuzione lorda mensile; (vi) eventuali superminimi o eventuali indennità connesse al tipo di lavoro svolto;
  2. in secondo luogo, attesta quanto accaduto durante il mese di lavoro (dalle ore di straordinario svolto ai giorni di malattia e così via);
  3. infine, consente di monitorare questioni di notevole importanza come i giorni di ferie non ancora goduti – inclusi quelli degli anni precedenti – le ore di permesso e appunto gli accantonamenti per t.f.r.

Le informazioni di carattere generale indicate alla lettera a) sono posizionate usualmente nella parte alta della busta paga, in una serie di riquadri identificati da specifiche sigle o parole puntate. Qui, in particolare, si è soliti trovare:

  • il mese e l’anno ai quali la busta paga si riferisce (ad esempio luglio 2019);
  • la categoria professionale (di solito identificata con “cat.”);
  • il livello di inquadramento (di solito identificato con “liv.” o “parametro”)
  • l’orario eventuale di lavoro part-time (di solito identificato con “P.T.”);
  • l’anzianità di servizio;
  • gli elementi della retribuzione quali la paga base, l’EDR (l’elemento distinto della retribuzione), l’indennità di contingenza e gli ulteriori eventualmente spettanti;
  • la retribuzione contrattuale (di solito identificata con “retrib.” o “retrib. contr.” o “retribuzione di fatto” o con parole o sigle analoghe).

Le informazioni del mese indicate alla lettera b) sono elencate invece nelle diverse colonne che riempiono la parte centrale del documento:

  • sotto la voce “trattenute” sono specificate le somme a debito: cioè gli importi da detrarre per quel mese dal totale spettante al lavoratore, come ad esempio il “Contributo I.V.S.”, le “Ritenute IRPEF”, l’eventuale “MALATTIA FIGLIO” e così via.
  • sotto la voce “competenze” sono specificate invece le somme a credito: cioè gli importi dovuti per la “RETRIBUZIONE”, per lo “STRAORDINARIO” e per tutti gli altri crediti maturati dal lavoratore nel mese.

La differenza fra le competenze e le trattenute determina la retribuzione netta che sarà accreditata in quel mese ed è usualmente indicata con l’espressione “netto del mese” o “netto in busta” (o con parole o sigle analoghe).

Le ultime informazioni quali le ferie, i permessi e il trattamento di fine rapporto sono riportate infine nella parte più bassa del cedolino, ove sono utilizzate spesso due sigle:

  • la sigla “P.” (o anche “Residuo AP”), che individua le ferie e i permessi maturati nell’anno precedente non ancora goduti;
  • la sigla “C., che individua le ferie e i permessi dell’anno in corso non ancora goduti.

È bene ricordare che il rapporto di lavoro è il frutto di un accordo fra le parti e come tutti gli accordi è sempre negoziabile, con la conseguenza che tale è anche la busta paga. È poco noto infatti che la retribuzione, così come il livello di inquadramento professionale o l’orario di lavoro, possano sempre costituire oggetto di una trattativa volta al miglioramento delle condizioni economiche e, più in generale, delle condizioni di lavoro.