201909.16
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Come impugnare un licenziamento: modalità e termini per la sua contestazione tempestiva

La lettera contenente il licenziamento può essere consegnata a mano o spedita all’indirizzo del dipendente. In entrambi i casi, è possibile individuare la data di consegna, che rappresenta – si suole dire – una data certa, cioè una data non contestabile da nessuno (né chi ha spedito la lettera, né chi l’ha ricevuta) e produttiva di importanti effetti giuridici. Nel caso della consegna a mani, la data certa è quella che viene apposta sulla lettera di licenziamento – generalmente a penna, direttamente da parte del lavoratore – al momento della sua effettiva consegna. Nel caso della spedizione a mezzo raccomandata (quindi con il servizio postale), la data certa è invece quella che viene generalmente indicata dal postino sulla cosiddetta ricevuta di ritorno, cioè sul documento attestante la consegna.

Ebbene, il lavoratore che intenda impugnare il licenziamento ha l’onere di predisporre una lettera (o un qualsiasi altro atto scritto) con la quale indichi in modo chiaro di non essere d’accordo con la scelta dell’azienda e di volere perciò contestare il licenziamento. Questa lettera dovrà essere firmata dal lavoratore e dovrà essere fatta pervenire al datore di lavoro necessariamente entro il termine di 60 giorni dalla data certa, cioè 60 giorni dal momento in cui si sia ricevuto il licenziamento, decorsi i quali non sarà più possibile contestare alcunché e il licenziamento diventerà irrevocabile. Occorre precisare che il termine in questione non coincide con 2 mesi, ma esattamente con 60 giorni di calendario, sicché occorre prestare molta attenzione al calcolo del periodo. È inoltre bene fare sempre una copia di tutto ciò che si sia inviato al datore di lavoro e custodire insieme a tale copia anche la ricevuta di ritorno della raccomandata, nel caso in cui si sia scelto di inoltrare mediante il servizio postale la lettera di impugnazione del licenziamento.

Il passo successivo è la cosiddetta impugnazione giudiziale: il dipendente che abbia regolarmente impugnato il licenziamento nel termine indicato sopra di 60 giorni dovrà preoccuparsi di portare il suo caso all’attenzione del tribunale del lavoro, istruendo – si è soliti dire – una causa di lavoro: cioè depositando in tribunale, con il supporto di un avvocato, il ricorso con il quale contesti il licenziamento. Il termine per provvedervi è in tal caso di 180 giorni di calendario dalla spedizione (non dalla consegna) della lettera con la quale abbia impugnato il licenziamento. Per rendere più chiara la spiegazione portiamo l’esempio che segue: se il 1° gennaio 2019 il lavoratore spedisce la lettera con la quale contesta la scelta operata dall’azienda e l’azienda riceve la lettera il 7 gennaio 2019, i 180 giorni di calendario per depositare il ricorso davanti al giudice del lavoro decorreranno dalla prima data: cioè dal 1° gennaio 2019.

Il mancato rispetto del termine indicato produce le stesse conseguenze citate poco sopra: il licenziamento diventerà irreversibile e non sarà più possibile fare alcunché. Anche in tal caso, è quindi necessario prestare la massima attenzione al calcolo del periodo.